Centro di Nutrizione e Consulenza a Caltagirone (CATANIA, Sicilia)

12 novembre 2012

Stevia come nuovo dolcificante

collaborazione con la rivista Mixer


Stevia rebaudiana Bertoni (dallo scopritore) è una delle 154 specie del genere Stevia facente parte delle erbe “dolci”; è originaria del Paraguay e del Brasile, usata per secoli dal popolo Guaranì per dolcificare una bevanda tipica, il matè.
Le foglie di questa pianta, contengono glicosidi diterpenici quali stevioside (responsabile del gusto amaro ed è circa 200 volte più dolce del  comune zucchero, saccarosio), rebaudioside A ( circa 300 volte più dolce del saccarosio), rebaudioside C ( circa 60 volte più dolce del saccarosio) e dulcoside (30 volte più dolce del saccarosio). Lo Stevia è un dolcificante apprezzabile sotto ogni punto di vista, le sostanze contenute nella pianta di Stevia e che determinano la dolcezza non sono fermentabili e, di conseguenza, non provocano l’insorgenza di carie, in oltre le stesse hanno un basso indice glicemico, quindi ottimi per il controllo della glicemia nei diabeti. Nel 1991 il dott. M.S.Melis, del Dipartimento di Biologia dell’Università di San Paolo, Brasile, svolse uno studio sugli effetti dello stevioside scoprendo che tale sostanza ha effetti diuretici con perdita di Sodio e conseguente abbassamento della pressione sanguigna; se lo stevioside viene combinato con principi antipressori come per esempio il verapamil l’effetto diventa più forte. Un altro vantaggio dello Stevia è che i suoi principi non causano la glicosilazione delle proteine (il glucosio del sangue si lega alle proteine contenute nell’organismo rendendole inattive), tipico fenomeno dello zucchero,  quindi non provocano l’invecchiamento dei tendini e del collagene aortico. Lo Stevia, come dolcificante, è ammesso in diversi paesi del mondo quali in sud America e in Asia; in Europa è stato ammesso con il regolamento 1131/2011 del 12 novembre solo dopo approfonditi studi che smentivano quello del 1985 dal prof. Pezutto presso il College of Pharmacy dell’Università dell’Illinois  Chicago, dove si accennò al fatto che un prodotto della disgregazione biochimica della Stevia poteva rappresentare un pericolo per la salute e un altro studio su ratti maschi che dimostrò che la somministrazione cronica (60 giorni in dose massiccia) di Stevia in estratto acquoso provocava una atrofizzazione  dei testicoli con diminuzione di spermatozoi; la conclusione di questo studio fu che Stevia poteva provocare l’infertilità maschile.   In Giappone il consumo quotidiano di zucchero è pari a circa 80 grammi al die, mentre negli USA e in EU è compreso fra 120 e 140 grammi al die (Akashi), troppo se si considerano tutti gli effetti negativi che ha sulla salute; essendo lo Stevia 300 volte più dolce ne servirebbero solo 3 grammi al giorno per evitare qualunque complicanza legata al consumo eccessivo di zucchero.

dott. Simona Sampirisi